Quarta Parte

Maggio 23, 2008 at 1:12 pm (Uncategorized)

Thrulshuck si fregava le mani. Non si sarebbe mai abituato al clima di quelle latitudini. 
In realtà quello era solo il più insignificante dei molteplici aspetti della vita occidentale che sfuggivano alla sua comprensione. 
I primi mesi trascorsi negli Stati Uniti erano stati una specie di lungo e penoso addestramento per lui : l’indiano aveva affittato un appartamento a Philadelphia e lo divideva con  Tom, un trentottenne newyorkese scapolo ed abbondantemente soprappeso. Questi vivacchiava tra lavori occasionali, la stesura di qualche articolo per i quotidiani locali come giornalista sportivo e lunghe ore di ozio.
L’indiano aveva osservato che Tom talvolta rifiutava ore di straordinari pagati al lavoro , reclamando il proprio diritto ad un poco di tempo libero da dedicare al divertimento ed al riposo. 
Divertimento e riposo ?
Il giovane americano trascorreva le ore a sua disposizione trascinandosi dalla tastiera del computer portatile a quella del telecomando, gli occhi sempre puntati su di uno schermo acceso e blaterante e la bocca rigonfia di qualche cibo ipercalorico.
Tom non aveva una vita sociale vivace ( e del resto come avrebbe potuto averla , essendo giunto a Philadelphia solo da poche settimane ? ) ed ovviamente lo sapeva lui stesso molto bene : poteva quindi facilmente immaginare , che , rifiutando le ore di lavoro in più , avrebbe finito soltanto per immergersi sotto quella spessa coltre di apatia . 
Eppure continuava a comportarsi nello stesso modo , regolarmente, ogni volta che si presentava l’occasione.
Thrulshuck si rifiutava di pensare che quella noiosa routine lo rilassasse davvero ; al contrario Tom sembrava particolarmente irritabile al calar della sera e spesso affrontava la giornata di lavoro successiva con pochissime energie psicofisiche. Un paio di volte l’americano si era lasciato sfuggire delle lamentele stizzite su come quelle ore trascorse in completa apatia andassero del tutto sprecate.
Eppure, a dire il vero, ciò che Thrulshuck non riusciva a comprendere né a giustificare non erano televisione, cibo, divano ed apatia : quando non c’è nulla di interessante o di divertente da fare chiunque finisce per perdere ben presto la capacità di intraprendere iniziative e la posizione migliore per aspettare il ritorno alla vita è certamente anche la più comoda…quella orizzontale. 
L’indiano non riusciva a capire piuttosto come mai la gran maggioranza degli americani ( e non Tom soltanto ) fossero convinti che per trascorrere una giornata di svago e riposo bisognasse svuotarla da tutti gli impegni.
Era un concetto a suo avviso assurdo: essere laboriosi ed occupati è una via per la meditazione e trovare sé stessi nelle proprie opere è una soddisfazioni immensa. Certo si può avere un lavoro monotono e privo di soddisfazioni ed allora , se ci si vuole svagare davvero, bisogna trovare un’altra occupazione più stimolante e dedicarsi ad essa nel tempo libero.
Finchè non riusciamo a riempire le nostre ore con attività piacevoli che ci rendono sereni è inutile liberare intere giornate per scoprirle vuote all’interno . Tanto vale impiegarle lavorando , aveva riflettuto Thrulshuck tra sé. Per quello, perlomeno, siamo retribuiti ,  mentre nessuno ci ricompensa per le ore di noia trascorse in Internet o davanti al televisore.
Prima di partire dall’India, il commerciante sapeva di non poter pretendere di trovarsi in un luogo in cui gli uomini dedicassero sé stessi a coltivare la pace interiore come lui aveva imparato a fare , ma poteva almeno presumere che , in una società vivida e piena di occasioni di intrattenimento come quella americana, essi trascorressero molto del loro tempo divertendosi, magari anche in modo sfrenato.
Invece molti di loro languivano pigramente, come setacci dalle maglie troppo larghe, che, immersi nel flusso del tempo, risultavano capaci di trattenere ben poco.
Il divertimento non era che un obbligo e proprio per questo era ricercato in maniera eccessiva. Pareva ovvio agli occhi orientali del commerciante che se molto tempo della propria vita viene trascorso senza lavorare, ma senza nemmeno svolgere attività davvero appaganti, diventa obbligatorio trovare un’evasione dall’evasione e dare violenti scossoni a sé stessi per scuotersi dal torpore.
Se un uomo ha trascorso cinque giorni lavorando ed uno lo ha dedicato ad impegnarsi in una propria passione o alla ricerca della propria serenità , non ha , alla prima sera libera , il bisogno dell’ eccesso.
Se invece il lavoro ha occupato solo quattro giornate e altre due si sono sprecate nell’ozio , l’idea di trascorrere tra le mura di casa un’altra sera diviene insopportabile e il divertimento è un obbligo e un dovere morale , a pena di essere costretti ad etichettare la propria come un’esistenza monotona e priva di senso.
E’ difficile trovare la gioia quando essa è lo scopo e non la naturale conseguenza delle proprie azioni. 
Thrulshuck lo scrisse su di un foglio di carta, annuendo tra sé. Il suo maestro osservava sempre che il miglior arciere è quello che non cerca di centrare il bersaglio e all’indiano era sempre parso di aver compreso alla perfezione il senso profondo di quelle parole.
Una nostalgia pulsante gli strinse il respiro e lo martellò alle tempie: il suo maestro era un uomo saggio e meritevole di somma considerazione. Era l’immagine stessa della sua vita di monaco : una vita basata sulla ricerca dell’equilibrio.
Eppure la mano dispettosa del destino era intervenuta con arroganza ed aveva violentato la sua bilancia interiore. Thrulshuck aveva vacillato e perso la lucidità . Infine l’equilibrio era andato smarrito, forse per sempre, e la sua mente andava barcollando paurosamente, come priva di direzione.

1 Commento

  1. zac ha detto,

    lo zen e il tiro con l’arco…
    quanto odio cercare arciere per controllare e vederlo scritto in ambo i modi??????

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