Terza Parte
Kim scarabocchiava distrattamente figure gonfie e tondeggianti. Non riuscì ad impedirsi di pensare che la perturbazione che si ammassava all’orizzonte sarebbe stata ottimo soggetto per un quadro : lo avrebbe dipinto in tinte fosche e rabbiose e avrebbe iniettato nel cielo tutta la violenza noncurante del mondo.
Le nubi in quel momento le sembrarono la metafora perfetta per rappresentare il rapporto della società con l’individuo : scatenano la loro forza sulla terra con vento,pioggia, lampi e tuoni , ma restandone distaccate, lontane dalla colpa grazie alla loro inconsapevolezza.
Quel pensiero ricordò a Kim quanto lei amasse le interazioni a due : i pensieri traspaiono nitidi da sguardi e parole ed una personalità finemente tratteggiata come la sua vale molto più di quelle nette e luccicanti dei vincenti , dotate di un’evidenza bidimensionale e priva di chiaroscuri.
Quando i gruppi si facevano numerosi, invece , sembrava che tutte le figure cercassero di nascondere le proprie sfumature , nel tentativo di apparire chiare e definite, strutturate con raziocinio e senza ripensamenti e, soprattutto, immediatamente fruibili. In momenti simili Kim si sentiva sfocare ed era come diventare più leggeri ed evanescenti per essere risucchiati lontano.
Le amiche, anche le più care, le passavano sopra , forti noncuranti ed incolpevoli : proprio come nuvole cariche di tempesta.
La metafora perfetta.
Era stata la fuga da uno di quegli istanti terribili a portarla da Terry.
Kim era ancora al college, all’ultimo anno di corso , ed era in pausa pranzo con le amiche.
Quella mattina non ce la faceva davvero più : si era svegliata avvolta in un bozzolo stranito di isolata riflessività ed aveva trascorso il suo tempo intenta ad osservare le abilità sociali di coloro che la circondavano con lo stesso distaccato interesse dello zoologo immerso nel paradiso faunistico di un’isola vergine sperduta nell’oceano .
Alla lunga si era sentita talmente diversa e lontana da quelle persone da convincersi di essere lei stessa una rara specie in via d’estinzione e aveva pensato che , invece dello zoologo, qualche psicologo a corto di casi clinici si sarebbe potuto occupare di lei e studiarla.
Non aveva nemmeno voglia di esternare il suo senso di solitudine comportandosi in modo palesemente asociale : subito una delle compagne avrebbe notato il suo disagio e si sarebbe affrettata ad informarsi, premurosa. Kim non aveva alcuna intenzione di violentare il suo bisogno di silenzio con una simile interazione , impegnativa e non richiesta.
L’altra faccia della medaglia era il penoso sforzo di dissimulazione : rispondere ai sorrisi, commentare stancamente le battute e gli aneddoti, fingersi interessata alle lezioni….
Basta. Non poteva più restare lì in mezzo o sarebbe scoppiata in lacrime. Scelse la prima scusa ragionevole : dei libri , doveva comprare dei libri . Messo a posto il vassoio con gli avanzi, prese le sue cose ed uscì.
Si infilò nelle cuffie e si immerse nella musica. Erano le cinque e quaranta di un pomeriggio di fine inverno e il sole soffiava pigramente gli ultimi granelli dorati di luce.
Ben presto iniziò ad affondare lentamente nell’ondeggiare ritmico della musica : le gambe muovevano i passi senza bisogno del suo controllo, uno dopo l’altro, guidate dalla gioia improvvisa che le nasceva in petto.
Si diresse nel parco, oltre i giardini dall’ordine esasperato e le fontane sbarazzine , su per una collina erbosa, verso un branco sparuto di pioppi.
Allora lo vide. Fermo con il pennello in mano, di fronte alla tela che stava creando e intento a cogliere la luce morente divertirsi tra le fronde degli alberi maestosi.
Era Terry, semplicemente Terry all’epoca, ma ben presto sarebbe diventato tutto. Poi, anni dopo, se ne sarebbe andato , lasciando dentro di lei un vuoto freddo e tangibile.
Kim ancora non lo sapeva, ma lo avrebbe scoperto ben presto : i suoi passi, ineluttabili, la guidavano verso il destino.
Si riscosse dal ricordo con una violenza inaudita : il terapeuta le aveva ripetuto molte volte che una persona fragile come lei non poteva permettersi di indugiare troppo nel passato . Quel pensiero era diventato suo, tatuato nella mente ed automatico quanto lo era camminare, usare la forchetta ed allacciarsi le stringhe.
Eppure voleva riuscire a cristallizzare qualcosa di quel ricordo, così nitido , così crudele, prima che si sciogliesse : raccolse la penna e scrisse di getto sul foglio, sotto la massa rabbiosa delle nuvole di tempesta:
Luce gialla si riversa da un catino di nubi sui tetti e sulle tegole sgangherate dei cortili. La voce è scioglievole e leggera e fluisce come due mani spalancate che, speranzose, cercano di accarezzare il manto sulla groppa dell’aria . Scorre attorno alla linea di accordi come un bimbo spensierato. La felicità non è di questo mondo, ma a volte è possibile evadere, su in alto nel cielo, e intravederla
Era la musica , quella che la aveva guidata fino a Terry . Kim la aveva strappata con la forza della disperazione dal passato che la racchiudeva , la aveva persino spogliata della sua dimensione sensoriale, del suo carattere uditivo ed aveva denudato le emozioni dietro al fluido avvicendarsi dell’armonia .
Era riuscita a catturare la musica che aveva dato inizio al suo volo. Un volo che si era lentamente tramutato in una fuga disperata
follelfo ha detto,
Aprile 18, 2008 a 10:59 pm
una sinfonia ad incastro
analessi, impressioni ripescate di momenti cruciali, cucite ad una trama che però non prosegue, resta avviluppata
anamnesi dei personaggi che per ora volano immobili e slegati, freddi e sospesi, muti verso un incontro
fuggono da una vita che è inseguire sogni